
Tra il 1952 e il 1955 Sordi esplose sul grande schermo, dapprima con due film diretti da Federico Fellini, Lo sceicco bianco (1952) e I vitelloni (1953), e poi con alcuni diretti da Steno, Un giorno in pretura (1953), Un americano a Roma (1954) e Piccola posta (1955), dove costruisce il tipo del ragazzo un po' vigliacco, carogna, approfittatore, indolente e scansafatiche, infantile e qualunquista che lo accompagnerà per tutti gli anni '50.
La popolarità diventa molto consistente, nonostante agli inizi nessuno credesse in lui (i noleggiatori delle pellicole, in principio, non volevano il suo nome sui manifesti a causa di una presunta antipatia del pubblico nei suoi confronti!) e Sordi si trova a recitare senza soluzione di continuità, in una media tra gli 8 e i 10 film per ogni anno.

Con l'avvento della commedia all'italiana ha dato vita a una moltitudine di personaggi quasi tutti negativi di italiano medio, poco edificanti ma rispondenti a una realtà evidente, dipinti con una cattiveria a volte inficiata da un sospetto di compiacimento ma sempre riscattata da un magistero recitativo senza eguali, molte volte collaborando anche al soggetto e sceneggiatura dei film interpretati (quasi 150) e alle diciannove pellicole da lui dirette.
Sordi in più di mezzo secolo di carriera è riuscito a fornirci un ideale valido della storia dei valori e dei costumi dell'italiano tipico dal periodo bellico ai giorni nostri, osservato nelle sue bassezze, ma in fondo giustificato per il suo buon cuore e per la sua capacità di sognare ad occhi aperti.
I personaggi di Sordi sono prepotenti con i deboli e servili coi potenti, a cui cercano di mendicare qualche misero privilegio. Secondo alcuni il fatto che personaggi di questo tipo vengano proposti superficialmente senza analizzarli approfonditamente, porta certi spettatori che altrimenti non avrebbero avuto il coraggio di rivendicare la propria pochezza, ad avere un alibi e addirittura un esempio da seguire, sentendosi rappresentati e legittimati.
Il più grande dei grandi,Albertone...
BRUNO VENTAVOLI FERRARA
storia de n'amico e na piazzatta....
Me sveyo,non dormito un cazzo,non se dorme propio a sto gran bel palazzo
un risveyo strano,come d 'ave dormito su spine e grano
pero' non l'avrei mai cambiato,come faccio addormimme senza na rissa o n'arrestato
e la mattina ne parlamo,un dibattito alla finestra,dar primo ar terzo piano
e se te serve na cosuccia,fai sempre a tempo,a tira' giu' cestino co na' corduccia
e pe chiamasse che diciamo,ma quale citofono,a voce se chiamamo
arzate e prepara tutto l'occorente,pezzi e stecche,pe'quarche ricco e defecicente
sbrigate che c'ai fretta,e n'attimo che te tajano la bolletta
e l'affito che ne diciamo,anzi,ma oggi lo pagamo?
scenni e so' sempre i stessi,ma ni cambiasti manco pe na cifra de sesterzi
cor mi cugino 10anni me so' addormentato,e non piu'cosi' piu' bene me s''o risvejato
mementi di gioia feste efuria,ma anche cortemetraggi de gran malinconia
ma qui c'avemo la pellaccia dura,er cazzo a mismisura
venite ricchi svey e tutti quanti,ma quanno ve n'annate non c'avete manco piu' li quanti
e delle guardie che ne diciamo,guarre giornaliera,questo e' visto e chiaro
na piazza ,na chiesa e na cappella,momemnti de na vita fa' propia bella....
qui da noi semo tutti belli,pure quelli storti e senza denti
se litiga pe buffi,droga e na troia nera,ma tutti uniti se n'fratello va in galera
poi er tempo passa e tu te perdi,droga cazzi in culo e chi se messo pure i denti
er tempo passa e se famo granni,ma sempre amici e vennemo ancora i grammi
ora che all'alti fondi so tornato,me so' tradito e frastornato
mo te saluto piazzetta e caro cuggino mio,ma sta storia non la cambierei mai amico mio
du tiri co un letto e na carzetta,nessuno capira',na storia de n'amico e n'piazzetta.........(ghirba)
COMBATTENTI ANDATI...
Tempi x noi ormai inesistenti,gente cazzuta,gente con du'denti ma 3 palle,gente calcolata feccia della strada,padroni della strada,uno stato intero non ce la faceva a tenerli a bada,la "BANDA",le BR,gli "ARDITI DEL POPOLO","LIBONI"....E tanti altri,ma la cosa strana non che la gente comune non li vuole nella loro strada,o come nuori o cognati,il loro bisness x andare avanti erano rapine,atti terroristici,a tante altri "male fatti".....Ma il brutto e che la gente non riesce a distingure la rapina buona da quella cattiva,il poliziotto vigliacco sporco lurido,da quello infame ma facendo il suo mestiere...Una rapina allo stato;poste ,banche ,non e' la stessa cosa di rapinare un fruttivendolo o un tabaccaio....
Purtroppo le forze dell'ordine in se stesse al primo giorno da p.s.,all'oro giuramento di "ipocrite";giurano di arrestare mamma e papa',la loro famiglia,il loro sangue....Per questo non possiamo mai condividere le loro scielte,come si possono chiamare che giurano su quella cosa????Date voi un nome,anche se come ripeto c'e' chi e' peggio,lo sbirro corrotto,quello che si diverte a pistere pischelli di 17-18 anni,il cellerino che va allo stadio x scaricare le loro frustazzioni settimanali e famigliari(e dicono che siamo noi a scaricarci la domenica),come puo' amarti una donna se sa', che se gli capitera' di fare uno sbaglio e tu sarai li a pronto a incularla,ma non nel vero senzo della parola,xche' sono convinto che x loro sarabbe una cosa da sperare che ogni tanto ci fosse qualcuno che la incula....O addirittura che li scopi semplicemente...Xche' scopano???Booo!!!Tornando a noi non bisogna lodare questi,chiamati da voi "delinquenti",ma bisogna ammettere che c'e' il cattivo di qua e di la',e il cattivo dalla vostra e peggio del nosto...Lui ha una mesata,il suo incarico e' di arrastare non di massacrare,di menare al massimo se le situazione degenera,non di sparare in testa a gente,ma finche lo faranno in mondo visione e nessuno gli dira' niente,come potranno fermarsi mai?c'e' anche gente che spigne i pezzi x pagare l'affitto,chi spigne l'ero xche non riesce piu' ad uscirne,ormai solo,x famiglie troppo ignoranti o troppo incasinate x vedere i casini degli altri...E nel crescere ti accorgi che ormai sei solo,ormai sei emarginato dalla gente...Si signore,ormai dovrai vivere di queste malefatte,xche e' difficile trovare persone buone che ti accolgono,e se ci sono davvero,gente che lotta e sputtana cose sporche,e potrebbe cambiare qualcosa davvero,vengono scansate e nascoste da loro stessi...Da chi ti dovrebbe aiutare x legge....E' qui nascono i Liboni La Banda ecc..ecc...La cosa piu' brutta e' che ormai la gente non vi crede piu',a voi principi o ladroni di questo bel paese,bello davvero;l'Italia...Noi andremo sempre x la nostra strada,finche ci saranno le cose storte noi saremo piu' storte di loro.....OGNI TANTO CI AVATE MAI PENSATO,I ""DELINQUENTI""SIAMO NOI O VOI????IN OGNI CASO DA PARTE NOSTRA NESSUN RIMORZO...UN FIORE E MILLE SALUTI A VOI:""COMBATTENTI ANDATI"" B.V.F.Old City![av-3948[1]](http://files.splinder.com/c81e43a27b71fd47a924aecaa6c6d114.jpeg)

![bobbysandsupporterew[1]](http://files.splinder.com/cef0bb250d98375ca40bbd551aa9dfba.jpeg)
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«"Roma è nelle nostre mani", si dicevano l'un l'altro i nuovi boss, spavaldi e col sorriso sulle labbra, interessati solo ad allargare il controllo sulla città e a entrare in nuovi affari, incuranti di chi ci fosse dietro. La droga poteva arrivare e andare indifferentemente a uomini della mafia, della camorra, della 'ndrangheta, dell'eversione nera, di organizzazioni mediorientali. Agli ex rapinatori cresciuti nelle batterie di quartiere, passati al giro più grosso delle bische e delle scommesse clandestine e diventati in pochi anni impresari di morte attraverso il traffico di droga, non interessava servire ed essere serviti da questa o quella banda»
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(da Ragazzi di malavita di Giovanni Bianconi)
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Banda della Magliana è il nome attribuito dal giornalismo italiano a quella che è considerata la più potente organizzazione criminale che abbia mai operato a Roma. Il nome deriva da quello del quartiere - Magliana, appunto - di cui molti dei suoi componenti erano originari.
A questo gruppo criminale vennero attribuiti legami con diversi tipi di organizzazioni quali Cosa Nostra, Camorra, 'Ndrangheta, ma anche con esponenti del mondo della politica come Licio Gelli e la Loggia P2, nonché estrema destra eversiva e servizi segreti.
Questi legami, sotterranei rispetto alle normali attività criminose della banda (traffico di droga, sequestri e scommesse ippiche) e spesso non chiariti, hanno fatto balzare il gruppo alle cronache storiche degli anni di piombo, legandone le sorti a questi casi della cronaca nera italiana:
Inoltre, i rapporti (ancora non chiariti) di alcuni componenti con la scomparsa di Emanuela Orlandi, appendice misteriosa dell'attentato a papa Giovanni Paolo II, furono solo alcuni dei fatti per cui la Banda della Magliana in un modo o nell'altro è passata al vaglio degli investigatori.![Magliana[1]](http://files.splinder.com/041b0a69671c85c8765cdf0ced198555.jpeg)
Nel 1976 Franco Giuseppucci (detto prima Er Fornaretto e in seguito Er Negro) - uno dei futuri componenti della banda - è un piccolo criminale del quartiere di Trastevere; nasconde e trasporta armi per conto di altri criminali. Un giorno si ferma con l'auto, la carica di armi e si ferma davanti ad un bar per prendere un caffè; fatalità vuole che quell'auto gli venga casualmente rubata. Le armi contenute nel bagagliaio della Volkswagen sono di un suo amico, Enrico De Pedis alias Renatino, un rapinatore che gode di buon rispetto all'interno della malavita romana.Giuseppucci trova il ladro che gli ha sottratto l'auto, ma le armi sono state vendute ad un gruppo di rapinatori appena formatosi nel nuovo quartiere romano della Magliana. Giuseppucci decide quindi di andare a parlare con "quelli di via della Magliana", in particolare cerca e trova Maurizio Abbatino detto Crispino, un giovane rapinatore dal sangue freddo che aveva acquistato le armi. I due, stranamente, si accordano per compiere alcuni colpi; nel gruppo rientrano anche De Pedis e gli altri della Magliana.Da semplice associazione di rapinatori, il patto prende forma di una potenziale organizzazione per il controllo della criminalità romana, dove iniziano a lavorare anche altri criminali di altre zone: Marcello Colafigli, Edoardo Toscano detto L'operaietto e Claudio Sicilia detto er vesuviano per le sue origini.Il loro primo lavoro, il 7 novembre 1977 sarà un sequestro, quello del duca Massimiliano Grazioli Lante della Rovere, che però finirà male. Data l'inesperienza nel campo, Giuseppucci e gli altri non riescono a gestire la situazione e devono chiedere aiuto ad un altro gruppo criminale (una piccola banda di Montespaccato), un componente del quale, per distrazione, si fa vedere in faccia dal duca, che sarà dunque ucciso.Riescono a ricevere comunque il riscatto, lo dividono con l'altro gruppo e invece di risuddividersi la loro metà, decidono di reinvestirla in attività criminali.Da qui, l'unione con altri gruppi romani: uno del quartiere Tufello con a capo Gianfranco Urbani (Er pantera), uno di Ostia con a capo Nicolino Selis che ha forti legami con la Camorra e I Testaccini, un violento gruppo di Testaccio comandato da Danilo Abbruciati, Er Camaleonte.
Nasce così la Banda della Magliana.![luger_765_b[1]](http://files.splinder.com/8810e11c67fcaa7da3a110355cf7fad3.jpeg)
ONORE ALLA BANDA.....COSE NON GIUSTE MA BEN FATTE....Un modo di vivere in certo modo,essere convinto fino all'ultimo delle sue scelte,senza nessun rimorzo,fino in fondo...E in fondo,senza poter tornare indietro...CHI SBAGLIA PAGA...UN SALUTO ALLA BANDA LEGGENDA METROPOLITANA,REALTA' DI IERI....UN SALUTO A VOI NON PIU' PRESENTI...MILLE SALUTI A UNA BANDA VERA ,ALLA BANDA DELLE BANDE,ALLA FIRM DELLA FIRM....GENTE COI CONTRO COGLIONI...LA "BANDA DELLA MAGLIANA".....
| George Best | ||
| Personal information | ||
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| Full name | George Best | |
| Date of birth | May 22, 1946 | |
| Place of birth | Belfast, Northern Ireland | |
| Date of death | November 25, 2005 (aged 59) | |
| Nickname | The Belfast Boy The Fifth Beatle Geordie[1] |
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«Ho speso un sacco di soldi per alcol, donne e macchine veloci... Tutti gli altri li ho sperperati.»
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(George Best)
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George Best (Belfast, 22 maggio 1946 - Londra, 25 novembre 2005) fu uno dei più noti calciatori degli anni 1960, premiato con il Pallone d'oro nel 1968.
Indice[nascondi] |
Nato in Irlanda del Nord, impazzisce per il calcio fin da bambino, ma la sua esile corporatura lo penalizza agli occhi di molti, che non vedono in lui il talento naturale che poi si rivelerà. In una partita del Creghag Boy's Club, squadra giovanile in cui milita Best, poco più che quindicenne, contro il Boysland, formato da diciottenni, George segna ben due gol e viene notato dagli osservatori del Manchester United.
Arrivato a Manchester, e convinto a rimanere dopo un primo ritorno in patria, Best entra a far parte della squadra che, sotto la guida del manager Matt Busby, di lì a poco, grazie anche al talento di altri campioni, come Bobby Charlton e Denis Law, trionferà in Europa. Debutta in campionato all'età di diciassette anni contro il West Bromwich Albion.
Nel 1966 partecipa alla storica vittoria nei quarti di finale di Coppa Campioni, contro il Benfica di Eusébio: dei cinque gol dei Red Devils, due sono suoi.
Nel 1968, di nuovo contro il Benfica, questa volta in finale, segna e sorprende tutti, contribuendo al 4-1 finale.
Come il campione italiano Gigi Meroni, Best amava stupire: una volta, in aeroporto, al ritorno da una partita, si presentò indossando un sombrero, mentre le fan lo acclamavano in visibilio: da questo episodio nascerà la fama di Best come icona pop e verrà soprannominato il quinto Beatle.
Questo sarà il culmine della sua carriera: dopo aver vinto anche il Pallone d'oro, ha inizio la sua parabola discendente, dovuta principalmente alla sua dipendenza dall'alcol e alla sua passione per la cosiddetta bella vita, con un occhio particolare al gentil sesso, ma anche alla sua scarsa disciplina (mancava regolarmente agli allenamenti) ed ai contrasti con il nuovo manager dei diavoli rossi, Tommy Docherty. A quei tempi una delle sue frasi celebri era: "Ho speso un sacco di soldi per alcol, donne e macchine veloci... Tutti gli altri li ho sperperati".![ASP05ZUG[1]](http://files.splinder.com/f1e062129e439f01360beab92803f6a2.jpeg)
A soli ventotto anni lascia lo United ed il calcio vero e proprio, approdando nel "soccer" nordamericano. Di lui si ricorda anche una storica impresa, quella di aver segnato, in un solo match di FA Cup, contro il Northampton, ben sei gol.
Terminata la carriera calcistica, Best è stato trovato alla guida in stato di ubriachezza e con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale è stato quattro mesi in prigione. Nel 2002 all’età di 56 anni, ha subito un trapianto poiché l’alcol aveva ridotto le funzioni del suo fegato al 20%.
Non smise di bere, anzi sempre più spesso lo si poteva incontrare nel suo pub di Petersfield, Hampshire.![bestie[1]](http://files.splinder.com/5394fc5fbfbb54ce976b9ca4ec3930d8.jpeg)
Il 3 ottobre 2005 venne ricoverato in terapia intensiva in una clinica privata londinese, per gravi problemi respiratori. Dopo i primi, deboli segni di miglioramento, alla fine del mese le sue condizioni cominciarono ad aggravarsi.
Il 20 novembre, il tabloid inglese News of the World pubblicò, su sua esplicita richiesta, una foto che ritraeva Best nel suo letto di ospedale, con quella che sarebbero state le sue ultime parole pubbliche: "Don't die like me", ovvero "Non morite come me"; quasi in concomitanza con l'abolizione del limite di orario per i pub in tutto il regno, il grande numero 7 invitava i giovani inglesi a non permettere che l'alcol portasse via le loro abilità, i loro soldi, e infine la loro vita, com'era capitato a lui.
E al Cromwell Hospital di Londra il 25 novembre 2005, alle due e mezza del pomeriggio, dopo settimane di agonia e di dolore e anni di alcolismo e talento ad esso immolato, un'infezione epatica chiude definitivamente gli occhi a George Best.![1[4]](http://files.splinder.com/7908be06d4249c9a371cca11d9fd513b.jpeg)
A questo controverso personaggio è stato dedicato anche un film biografico, Best. Il cantautore Stefano Bellotti (in arte Cisco) gli ha dedicato la canzone Best nel suo album da solista La lunga notte
TEMPI ANDATI...Tempi che non torneranno più,passati andati via,corsi col tempo,il loro tempo...La grande serie A le grandi trasferte con la Roma,i grandi derby,il civitavecchia in serie c,i scontri con il viterbo,veri scontri tra ultras,mani contro mani,niente
lame,le cariche con la cellere,ti potevi scontrare senza diffida senza arresto,o almeno succedeva raramente....appuntamenti con i tifosi,citta' invase dai nostri colori,in 7000 con il c.v. al flaminio abbiamo alzato la coppa Italia...Tutte le domeniche il civitavecchiese si alzava x andare a vedere la partita del Civitavecchia,la nostra misera e piccola tribuna delle popolari era sempre piena,4-5-gruppi ultras in categoria intarregionale(ora serie d),2-3-pulman ogni trasferta in tutta Italia,cerano FEDAYN della zona campo oro,BADBOYSgruppo storico di civitavecchia,
BRIGATAVELENO eravamo quasi tutti del centro....ci tenevo a salutare due amici che non ci sono più CIAO FABIO e BOBERTOsiete sempre nei nostri cuori,GIACOMINIBAND o altri nomignoli zona parco Antonelli e "palazzone".Tutto questo parliamo degli anni 89-90 al 97,Poi tutto ando' in fumo,restarono solo i BADBOYS
fino a oggi,e dall'altr'anno,fine campionato ci siamo riuniti noi sempre con la BRIGATAVELENO aggiungendo "firm" e OLDCITY stendardo che girava dal 2000 seguendo la Roma....Erano bei tempi per il calcio e per noi ultras...Tempi che non torneranno più.....A CASUAL LIFE....BRIGATA VELENO FIRM....![comeonengland[1]](http://files.splinder.com/4cb9612fca430708fb394cfa6d02b46e.jpeg)


Fino all’ultimo si è dimenato, si è divincolato, ha tentato di liberarsi pur essendo ammanettato. Sdraiato sul lettino dell’ambulanza, sanguinante, con una pallottola nel cranio, ha caricato una gamba al petto ed ha sferrato un calcio in faccia ad uno dei carabinieri che tentavano di tenerlo fermo. Un gesto disperato, inutile, che non avrebbe potuto salvarlo, né dalla cattura, né dalla morte, ma che per certi aspetti riassume in sé l’intera vita di un uomo solo, in guerra contro il mondo.
Luciano Liboni, primo di sette figli di Luigi Liboni, muratore, un padre spesso assente, e di Giuliana Mondi, una donna fragile, cresce in una casa malandata e senza servizi igienici del paesino umbro di Montefalco. All’età di 15 anni finisce per la prima volta in riformatorio e a 17 in carcere minorile a Firenze per aver rubato un’auto e picchiato un vigile, a 19 anni la prima rapina. Una decina di anni dopo viene accusato di sequestro di persona a scopo di estorsione, e di detenzione di stupefacenti. Tra il 1997 e il 1998 compie una serie di rapine con la allora attuale compagna, Francesca Toppetti, e vengono entrambi arrestati. Dal 2002 inizia il crescendo di violenza: a Febbraio spara ad un benzinaio a Perugia; a Marzo, a Civitavecchia, spara ad una pattuglia della guardia di Finanza che gli intima l’alt ad un posto di controllo; il 22 Luglio 2004, a S. Agata Feltria, nelle Marche, uccide a sangue freddo l’appuntato dei carabinieri Alessandro Giorgioni, 36 anni, che gli aveva chiesto di mostrare i documenti.
Una vita totalmente deviante, costellata da episodi criminali. Un’anima persa, direbbe qualcuno, un lupo solitario, l’ha definito qualcun’altro. Sì, perché Liboni, eccetto che per qualche episodio sporadico, ha agito sempre da solo, caratteristica questa che gli ha appunto fatto guadagnare questo appellativo. Se Liboni fosse vissuto ai tempi di Cesare Lombroso, invece, sarebbe stato sicuramente definito criminale nato, per la teoria allora in voga, che adesso fa rabbrividire, secondo la quale criminali si nasce e non si diventa. Oggi sappiamo invece che, benché ognuno di noi nasca con un certo temperamento, con dei tratti caratteristici che ci contraddistinguono da ogni altra persona, è l’ambiente che ci circonda il responsabile principale della nostra formazione, un ambiente che può, più o meno, essere in grado di esaltare i nostri tratti di personalità, i nostri “pregi” e i nostri “difetti”. Come può essere stata l’infanzia di Liboni in una casa senza servizi igienici, con un clima familiare del genere, dove molto probabilmente regnava la miseria e dove le cure verso i figli passavano in secondo piano rispetto al più fondamentale problema della sopravvivenza? Uno dei fratelli, Massimo, ha “scelto” la malattia, morendo giovanissimo in un ospedale psichiatrico. Un altro fratello, Giancarlo, è attualmente infermiere all’ospedale di Foligno, essendo, almeno apparentemente, riuscito a superare il disagio di un’infanzia difficile ed inserendosi nella società. Luciano ha fin da subito rifiutato quanto lo circondava, scegliendo la strada della devianza, forse a causa della sua maggiore aggressività.
Subire, adattarsi, reagire: tre modi diversi di rispondere agli stessi stimoli ambientali di tre fratelli, cresciuti nella stessa famiglia disagiata. Ognuno dei tre modi di rispondere equivale ad una scelta di condotta, presa più o meno consapevolmente in base alla propria personale capacità di leggere gli eventi del mondo, scelta che va da un estremo dell’arrendersi all’altro del combattere, combattere una società ostile e spietata, “di bianco vestita” ma che nasconde al suo interno macchie indelebili. È infatti paradossalmente la stessa società che si serve dei vari Liboni per mantenere la propria coesione, perché ogni cosa acquista significato per contrasto, perché non ci sarebbe il buono se non esistesse il cattivo, perché l’essenza di ogni regola è maggiormente confermata da chi la contravviene che da chi la rispetta, ed ogni episodio di devianza rafforza il legame che esiste tra chi non devia, rafforza la coalizione, rafforza la regola che ciascuno di noi è costretto ad osservare per essere accettato in un contesto societario. La devianza è pericolosa, è un attacco alla regola, un attacco alla norma, minaccia la struttura portante su cui si districa la routine giornaliera di ognuno di noi, una struttura cui sono saldamente ancorate le nostre certezze e le fondamenta su cui possiamo progettare il nostro futuro. Se non ci fosse la devianza, non esisterebbe la norma. E gli ultimi episodi di cronaca che hanno riguardato Liboni, ed in particolare l’uccisione del carabiniere e la sua stessa morte, segnano nuovamente un confine tra chi si sente parte di questa società, e chi se ne sente escluso, una società madre e matrigna allo stesso tempo, una società dalla quale ci si può sentire amati o rifiutati. E così, i vari Liboni che lottano fino alla morte contro tutti, contro un’autorità che non è percepita come garanzia di democrazia ma come organo di potere castrante e limitante, vengono presi a modello, vengono visti come giustizieri da quanti si sentono figliastri di una società-matrigna, fino ad arrivare ad inneggiare alla morte di un essere umano ucciso a sangue freddo e fino a voler lasciare traccia visibile del proprio odio attraverso poche parole, scritte su un muro con spray nero, comparse in una foto sui giornali di questi giorni: “un mercoledì da Liboni”.
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Foto segnaletica di Luciano Liboni (Ansa)
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